Poggio Alla Meta

Profilo

L’azienda si trova in Italia, nel Sud-Est del Lazio alle pendici del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dislocato in due comuni: ad Alvito, su terreni argillosocalcarei e in Pescosolido, su suoli arenacei-calcarei o a scheletro prevalente, rispettivamente a 450 m e a 550 m s.l.m.

Le cultivar utilizzate per lATINA DOC in Alvito sono dei classici da gran cru:Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. la Passerina, vitigno autoctono noto anche come “Campolese”, compone in purezza l’IGT FRUSINATE bianco a Pescosolido.

Gli oliveti sono costituiti da varietà denominate Moraiolo, Leccino e Pendolino.
La conduzione di Pescosolido è totalmente biologica ed in particolare, grazie alle eccezionali condizioni pedoclimatiche del sito, non è necessario nessun trattamento fitosanitario per l’ottenimento di un olio a bassissima acidità.

Negli anni 2001/02 è stato realizzato il vigneto di Alvito con sesti di 0,80 x 2,50 così da ottenere alta densità d’impianto (5000 ceppi/Ha) , mentre a Pescosolido, nel 2003, si è utilizzato un sesto di 1 x 2,5 e densità di impianto di 4000 ceppi/Ha. In comune la tecnica del cordone speronato, impalcato a m 0,80-0,90.

Sotto la direzione degli agronomi specialisti Prof. M. Nicòtina e Dott. E. A. Cioffi, moderne tecniche agronomiche e fitosanitarie condotte da operai specializzati (concimazione, potatura sul bruno, controllo delle crittogame grazie ad agrofarmaci a basso impatto ambientale e selettivi per l’artropodofauna utile, controllo meccanico delle infestanti, potatura verde, diradamento dei grappoli) consentono una produzione ridotta ma di elevata qualità.

profilo

Se il nome dell’Azienda prende spunto dai monti della Meta che sovrastano i vigneti, posti su poggi che guardano il Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, l’etimo di Alvito, pur di duplice interpretazione, è di grande auspicio:
al significato chiaro di Albetum, legato alla posizione del monte rispetto al sole e quindi ispirato al concetto di “buon inizio” viene tutt’oggi affiancato “olivetum”, chiarendo quanto antica fosse in loco l’olivocoltura e quindi l’arte elaiotecnica che poggio alla meta è orgogliosa di proseguire oggi con le cultivar millenarie